OKI-Logo In memoriam Don Silvio Franch


Ein großer und erfolgreicher Kämpfer für die sichtbare Einheit der Christen ist jetzt unser Fürsprecher im Himmel: Don Silvio Franch, Priester im Bistum Trient, * 22. Februar 1932 + 12. April 2001, Organisator zahlreicher Pilgerreisen nach Russland, regelmäßiger Gastprofessor an der Theol. Fakultät in Sergiev Posad, Ehrenpräsident (mit Chiara Lubich) der Weltkonferenz der Religion für den Frieden, Berater der Patriarchen von Konstantinopel und Moskau, ideenreicher Helfer bei der wirtschaftlichen Konsolidierung der befreiten orthodoxen Kirchen Osteuropas. Oft waren wir in Trient und im Osten zusammen, vieles konnten wir gemeinsam voranbringen. Hier stehen einige Ausschnitte aus italienischen Zeitungen zu Don Silvios Wirken und zu seinem Begräbnis.

Dr. Nikolaus Wyrwoll

Foto von Don Silvio Franch

Nato a Cloz il 22 febbraio 1932
ordinato presbitero a Trento il 14 marzo 1959

delegato vescovile
per l’Ecumenismo,
il Dialogo interreligioso e la Cultura

morì a Trento il 12 aprile 2001
deposto nel camposanto di Cloz

Gli eventi - Le tappe del dialogo
Non c’è tappa ecumenica della Chiesa trentina negli ultimi trent’anni che non abbia L’impronta di don Franch. Delegato vescovile dal 1974, pur senza conoscere bene le lingue, riuscì a dialogare come "nessun altro". Già nel 1974 con mons. Gottardi invitò in Duomo a Trento 33 pastori della Chiesa evangelica di tutt’Europa: "Sulle vie dell’amore. Lutero viene a Trento", titolò allora Vita Trentina. L’anno successivo ospitano un convegno ecumenico fra cattolici e ortodossi russi, guidati da Nikodim, allora metropolita di Leningrado.
Migliorano di anno in anno le relazioni con i fratelli maggiori ebrei dopo l’abolizione del culto del piccolo "Simone da Trento" avvenuto nel 1965.
Dopo aver affidato nel 1980 alla Basilica dei Santi Martiri di Sanzeno una valenza ecumenica, nel 1981 si tiene il pellegrinaggio a Costantinopoli con Gottardi che consegna a Demetrio I come "dono d’amore" le reliquie dei martiri "della chiesa indivisa". 7 ottobre 1984: è la data della recita comune del "Credo" davanti al crocifisso del Concilio in Duomo, al termine dell III Incontro ecumenico europeo di Riva del Garda. "E’stato il secondo concilio di Trento" commenta il card. Etchegaray. Si costituisce nel 1988 l’associazione ecumenica "Rublev" con i corsi di iconografia e poi il coro Nikodim. Dopo alcuni viaggi preparatori di don Silvio (complessivamente sarà in Russia più di 50 volte), nel luglio del 1997 l’Arcivescovo Sartori sigla col patriarca Alessio II il gemellaggio ecumenico: partono iniziative di solidarietà di formazione teologica e gemellaggi, "quell’ecumenismo della gente che - diceva don Silvio - precede i vertici".
Nel 1994 a Riva del Garda si tiene la VI assemblea mondiale della WCRP (Conferenza mondiale delle religioni per la pace), di cui don Silvio diventa presidente onorario assieme a Chiara Lubich. Nel settembre 1996 a Costantinopoli la diocesi si incontra con Bartolomeo I, la cui attesa visita a Trento nel maggio 1997 purtroppo non si realizza. Ma intanto, in Duomo nel 1995 c’è stata la parola di Giovanni Paolo II per Trento città-ponte; e mentre si raffreddano i rapporti tra Roma eMosca, don Silvio rappresenta negli ultimi anni L’unico prete cattolico invitato in Russia a tenere lezioni all’Accaemia e a partecipare da "amico" agli ultimi storici eventi della Chiesa sorella russa.

Il mondo ecumenico piange un "amico fidato"
Telegrammi e ricordi da tutto il mondo
Arriva dal Patriarca di Mosca, Alessio II, uno dei primi telegrammi: "Don Silvio, come nessun altro, ha fatto davvero molto per la nostra Santa Chiesa, sia nei servizi sociali che nella formazione teologica e catechistica". Lo riconoscono tanti altri amici russi di don Silvio, dal rettore dell’Accademia Costantin al Metropolita Sergei: "Ha continuato a lavorare - scrive - nel modo più disinteressato per il raggiungimento di una cooperazione fra le Chiese".
Il decano della Facoltà Valdese di teologia, Paolo Ricca, nota che "la sua scomparsa costituisce una grossa perdita per la comunità ecumenica italiana, che ha avuto in lui un interprete appassionato ed esemplare". Lo sottolineano anche la pastora Letizia Tomassone e i valdesi roveretani Sfredda e il trentino Peri.
La comunità islamica del Trentino Alto Adige: "E’una perdita per tutti quelli che si adoperano per il dialogo e la comprensione reciproca, una strada che don Silvio ha percorso senza stancarsi".
Altri telegrammi dal Card. Etchegaray, dal Pontificio Consiglio per I’Unita, dal Movimento dei Focolari e dai rappresentanti delle istituzion locali.
Per la presidente della Regione Margherita Cogo fu "stimato anche nel mondo laico", mentre Lorenzo Dellai, rientrato in anticipo dalla vacanze, confida a Vita Trentina dopo il funerale: "Don Silvio, amico da 25 anni, da quand’ero studente, va ricordato per l’eredità ecumenica ma anche per l’aver illuminato gli amministratori sul ruolo che il Trentino ha avuto ed ha nel costruire ponti, guardando oltre i confini, lontano."

Le relazioni, il tesoro di don Silvio
Con i loro ospiti di riguardo, le macchine risalgono la via che attraversa Ravina, dirigendosi verso il ristorante. Le portate si susseguono generose, innaffiate con superbia maestria da un incomparabile anfitrione, che cucina parole con l’abilità con cui a sua volta sta sui fornelli.
Era così don Silvio Franch. Anche nel giorno dell’amarezza (il Patriarca di Costantinopoli s’era dato per indisposto, spiazzando chi a Trento l’attendeva: era il 19 maggio 1997), non indugia a lamentele, ma con colpo d’ala getta il cuore oltre l’ostacolo e si preoccupa di ristorare nel corpo e nello spirito coloro che invece non hanno disertato l’appuntamento, valicando a tale scopo distanze religiose ben più ampie di quelle geografiche.
La morte di questo nostro Benigni, salutata martedì scorso dall’arrivederci commosso della comunità cristiana e civile, rilancia un testamento non indifferente: quello che passa dalla cura delle relazioni, tesoro prezioso non solo in campo ecumenico, ma anche "in casa", oltre che condizione per parlare di Vangelo all’uomo che abita contrade nostrane. Per tale investimento occorre essere disposti a mandare in soffitta i comportamenti di supponenza e di ostentazione, che ostacolano l’incontro e avvolgono l’annuncio in una rete di moralismi, divieti che una società senza limiti come l’attuale si scrolla volentieri di dosso.
Ma questo prendersi a cuore la qualità dei rapporti non è tattica in sintonia con la sensibilità del tempo, bensì conseguenza precisa che deriva dalla stessa fede. Colui che ha mangiato la polvere delle strade di Palestina pur di passare "beneficando e risanando tutti" (Atti 10,38), vincola i suoi a relazioni sananti, che favoriscano un clima spirituale di fiducia. Anche una Chiesa che intenda rendere visibile in se stessa un’umanità libera e liberante e con ciò affascinante per la vita di ciascuno, deve tener fisso lo sguardo sul Cristo. Proprio come in quell’ottobre del 1984, quando la Cattedrale di Trento, vuota dei banchi, accoglieva i rappresentanti delle diverse confessioni, tutti rivolti all’unico Crocifisso. Lasciarsi da Lui incontrare è via per essere sua presenza e, in Lui, una sola cosa.
Chi, come don Silvio, è stato raggiunto anche semplicemente di striscio da una simile esperienza, si trova coinvolto in una sequela senza riserve, per cui abbandona in fretta quelle diffidenze che tradiscono una sorta di mentalità da fortezza assediata e si cala nei problemi della vita, interessandosi in maniera umile e gratuita degli uomini e solidarizzando con i loro fardelli.
Allora, inevitabilmente, semplifica strutture e rapporti. Va in cerca e si lascia trovare. Non teme il dialogo su alcuna questione, ma l’affronta con sincerità e coraggio evangelico. Usa disponibilità e comprensione anche nei confronti delle persone critiche e dei "lontani" (e non lo siamo forse tutti?). Si fa capace di misericordia. Lascia le formulazioni astratte. Assume uno stile pastorale dal volto umano. E riverbera così il volto del Cristo, seguendo il quale le Chiese superano le ischemie che le dividono e l’uomo diventa finalmente se stesso.

L’addio a don Silvio Franch, scomparso improvvisamente a 69 anni:
"compagno di dialogo, collaboratore nella gioia"

La brace dell’unità
"Aveva un cuore aperto, aldilà di ogni confine". La sintesi fulminante, come tanti guizzi che piacevano a don Silvio, nelle parole commosse del Card. Paul Poupard. Il "ministro della cultura" vaticano, pochi mesi fa aveva tenuto una lezione all’università di San Pietroburgo, proprio grazie a questo suo piccolo grande amico trentino. Forse l’ultimo dei tanti miracoli ecumenici di don Franch, scomparso nel Giovedì Santo per un’ischemia che ha fermato le sue fervide meningi durante un’operazione di routine. E ha paralizzato nel dolore e nel rimpianto la Chiesa trentina, che riconosce il suo ruolo di tenace battistrada ecumenico, ma anche la società trentina, che aveva goduto del suo instancabile lavoro di tessitore del dialogo. Martedì, in un Duomo gremito e ammutolito, durante l’Eucaristia concelebrata anche dal Vescovo di Bolzano Bressanone Wilhelm Egger, l’Arcivescovo di Trento Bressan ha usato la felice immagine della brace tenuta viva dal chierichetto Silvio nel 1942 davanti all’Arcivescovo de Ferrari nella sua Cloz per indicare "quel fuoco che gli bruciava dentro" per l’ecumenismo e la fraternità universale". Si è consumato "come una brace per gli altri", a servizio della novità del Vangelo, "con le sue doti di versatilità e di humour", sottolinava ancora nell’omelia Bressan. E poi l’impegno per la vocazione ecumenica di Trento, la conoscenza biblica e il confronto culturale, nel rispetto di ogni cultura. E i mondi che don Silvio aveva animato erano rappresentati nella composita assemblea: esponenti religiosi (dalla Russia, impossibilitati a partecipare, assicurano la presenza fra 40 giorni) ed ecumenici, gente delle quattro parrocchie trentine gemellate con la Russia (dalla "sua" Cloz alla fassana Pera), decine di confratelli preti contagiati dal fuoco ecumemico, politici d’ogni colore, a conferma della sua attenzione "trasversale", uomini della cultura, affascinati dalla sua calda amicizia. E poi tanti tanti giovani di più generazioni, con gli occhi rossi, a guardare la bara immobile del vecchio "Silvio", quel catechista-amico con cui aveva condiviso anni formidabili di ricerca e di impegno. Un canto della tradizione bizantino-ortodossa, cantato dal coro Nikodim diretto da Alessandro Martinelli (l’ombra fedele di don Silvio), ha scandito il lento commiato, mentre un applauso ha sottolineato le parole del pastore evangelico di Merano Hans Reimer (accanto a lui la pastora di Arco Rauh e il pastore di Bolzano Zebe) che ha espresso riconoscenza al "compagno di dialogo": "Nello spirito del Vaticano II, don Silvio ha aperto le porte della casa dell’ecumenismo, spianando la via verso una maggiore unità fra cristiani. Siamo destinati a rimanere insieme, quest’uomo ne è stato un segno grande".

aus: Vita trentina.
Settimanale diocesano di informazione del Trentino.
22 aprile 2001, anno 76, n. 16.
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